Il suo weekend dice tutto. Sabato era in campo con l’Under 23 di Stefano Vecchi, nell’1-1 casalingo contro il Sorrento. Domenica era seduto in panchina a San Siro senza aspettarsi niente. Poi, con l’Inter sotto contro la Fiorentina, Cristian Chivu all’85′ ha tolto Barella e l’ha mandato in campo, piazzandolo in mezzo a Bonny e Thuram. Alla seconda presenza in Serie A, Matteo Lavelli ha lasciato il segno. Dopo pressing e duelli fisici, al 97′ ha toccato di testa il pallone nell’azione da cui è nato il rigore decisivo trasformato da Zielinski. “Non mi aspettavo di giocare”, ha detto a fine gara, ancora emozionato. Sul rigore ha ammesso di non aver capito bene cosa fosse successo: “L’importante è che abbiamo vinto“. Chivu, in sala stampa, ha scelto parole precise: “Non guardo la carta d’identità con Mkhitaryan e non lo faccio con Lavelli”.
- Il Pocho di Bernareggio: dall’oratorio alla paura con la meningite
- La scalata con Chivu
- Perché è il nuovo Pio Esposito
Il Pocho di Bernareggio: dall’oratorio alla paura con la meningite
Lavelli è nato l’8 dicembre 2006 a Vimercate ed è cresciuto a Bernareggio, in Brianza. Prima di scegliere il calcio ha provato nuoto e rugby. All’oratorio giocava da terzino destro, ma con il passare degli anni si sposta sempre più avanti fino a diventare un centravanti. Il calcio ce l’ha in famiglia: il padre Diego ha giocato in Serie C2 e oggi fa lo scout. Il soprannome “Pocho” viene dalla somiglianza del suo cognome con quello di Ezequiel Lavezzi. Dopo Vibe Ronchese, Monza e Renate, nel 2018 è arrivato all’Inter, la squadra per cui tifa sin da bambino. Tra i suoi modelli ci sono Cristiano Ronaldo e proprio quel Marcus Thuram che, dopo la Fiorentina, è andato a complimentarsi con lui. Nel 2024, però, il percorso ha rischiato di fermarsi per sempre. Una meningite lo ha costretto a un mese di ricovero, con pericolo di vita, e ha cominciato in ritardo il ritiro con la Primavera. Da lì in poi la sua crescita non si è più fermata.
La scalata con Chivu
Nelle giovanili ha sempre segnato. Con l’Under 18 ha realizzato 20 gol in 26 partite, chiudendo da capocannoniere della categoria. In Primavera ha vinto lo Scudetto: 4 reti in campionato ed è stato tra i protagonisti della finale contro la Fiorentina. Poi è passato all’Inter U23 e al calcio dei grandi. Ha chiuso il primo anno in Serie C con 30 presenze. In questa stagione ha già segnato la sua prima rete.
Chivu lo conosce bene: lo aveva allenato tra Under 18 e Primavera e, una volta in prima squadra, ha cominciato a portarlo spesso con i grandi. L’esordio in Serie A è arrivato il 4 gennaio 2026 contro il Bologna. Aveva giocato una decina di minuti, entrando al posto di Thuram con la partita già chiusa. Contro la Fiorentina la situazione era opposta: risultato in bilico e minuti pesanti. E Chivu ha notato soprattutto il lavoro sporco. Lavelli potrebbe tornare già martedì con l’Under 23, ma secondo il tecnico vederlo difendere una rimessa laterale al 90′ “è tanta roba”.
Perché è il nuovo Pio Esposito
Il paragone con Pio Esposito viene quasi naturale. Non tanto per lo stile di gioco, nel quale i due si somigliano poco. Esposito è un centravanti di peso, Lavelli una punta più mobile e veloce. A unirli è la strada che hanno fatto. Contro il Bologna, Lavelli era entrato al fianco di Esposito, classe 2005 cresciuto anche lui nel vivaio nerazzurro, in una coppia che sa di futuro. Entrambi sono attaccanti formati in casa, che si sono fatti le ossa nel calcio professionistico prima di avere spazio a San Siro. Ed entrambi hanno avuto Chivu come guida durante la crescita. Ora il momento è quello giusto. Con Lautaro Martinez fermo ai box, Chivu ha bisogno di pescare dall’Under 23, e Lavelli ha dimostrato di saper stare in campo quando la partita si fa pesante. Lui, intanto, studia i compagni più esperti: davanti ha quattro attaccanti che considera dei fenomeni, e da ognuno vuole imparare qualcosa. Esposito ha già mostrato che dal vivaio nerazzurro si può arrivare al centro dell’attacco. Il Pocho ha appena cominciato lo stesso percorso.
