Quel rigore grazie al quale ha consentito al Cagliari di sbancare la New Balance Arena era sembrato una liberazione. Perché in un colpo solo Daniel Maldini aveva piegato l’Atalanta di Maurizio Sarri, con un rigore contro il suo recente passato. Un passato di ombre dopo gli sprazzi di luce mostrati al Monza che gli erano valsi l’azzurro della Nazionale. All’improvviso, il buio. L’incidente. La patente ritirata dopo l’alcoltest. E la positività al pre-test antidroga, che dovrà essere confermata dagli esami tossicologici. Il suo è un destino particolare, difficile: essere figlio di una delle più grandi leggende del calcio. Lo sanno bene anche i vari Cristian Totti, Federico Chiesa e, più di ogni altro, Diego Armando Maradona Jr.

Daniel Maldini, il gol all’Atalanta: la batosta nel momento più bello

Il gol all’Atalanta dagli undici metri, quello dell’1-2 che ha deciso la partita lanciando il Cagliari nelle zone più nobili della classifica, era arrivato nel momento giusto. Non c’era bisogno di parlare di suo padre, del Milan, della maglia numero 3 e dei trofei che hanno trasformato il cognome Maldini in qualcosa di leggendario. Per una sera bastava Daniel. Il ragazzo di 24 anni che aveva segnato un gol decisivo in Serie A. Il secondo di fila dopo quello contro il Lecce.

A volerlo in rossoblù è stato Fabio Pisacane, che in tempi non sospetti lo aveva definito un “talento cristallino”. Un allenatore che sa come valorizzare i giovani, come dimostrano anche i casi di Palestra e Romano. Poi l’incidente all’alba, nella notte tra sabato e domenica a Milano, poche ore dopo la partita della svolta. Secondo le prime ricostruzioni, lo scontro tra la sua Porsche e una Volkswagen Golf sarebbe avvenuto dopo una mancata precedenza.

Maldini positivo al pre-test per sostanze stupefacenti: cosa rischia

L’alcoltest ha rilevato valori di 0,91 e 0,89 g/l, superiori al limite di 0,5 previsto dalla legge, con il conseguente ritiro della patente e la denuncia per guida in stato di ebbrezza. Sul fronte delle sostanze stupefacenti, invece, la situazione è ancora da chiarire: il primo test avrebbe dato esito positivo, ma saranno gli esami tossicologici sul sangue a stabilire se quella presenza verrà effettivamente confermata.

Solo a quel punto potranno essere valutate le eventuali ulteriori conseguenze. Proprio nel momento in cui aveva iniziato a ritrovare continuità e fiducia dopo una stagione complicata, tanto da tornare a essere un nome seguito in chiave azzurra, Maldini rischia di perdere la Nazionale. Al momento, invece, il Cagliari non ha ancora adottato alcun provvedimento. Ma c’è un aspetto che va oltre questa storia e riguarda Daniel da quando ha cominciato a giocare a calcio: quanto è difficile essere se stessi quando tuo padre è stato uno dei difensori italiani più forti di tutti i tempi?

Quanto è difficile essere figlio di una delle più grandi leggende del calcio

Paolo Maldini è stato una bandiera del Milan, un’icona della Nazionale, l’uomo a cui Malagò si era inizialmente rivolto per rifondare il calcio italiano. E prima di lui c’era stato Cesare. Una famiglia che ha attraversato generazioni di calcio e che ha trasformato il nome Maldini in una parte della storia del nostro sport. Daniel è cresciuto con le pressioni di un cognome tanto illustre quanto pesante. Perché, giocoforza, il confronto diventa inevitabile. L’attaccante non è né il primo né l’ultimo dei figli d’arte. Il caso più emblematico è quello di Diego Maradona Jr, che dalle giovanili del Genoa è passato al reality show Campioni: popolarità immediata, ma anche – per sua stessa ammissione – la sua condanna.

Ci ha provato anche Cristian Totti, ma dopo l’ultima esperienza all’Olbia in Serie D ha deciso di ritirarsi a 19 anni. “Essere il figlio di Totti ha inciso nelle valutazioni, c’era troppa pressione”, ha rivelato il suo allenatore Marco Amelia. Federico Chiesa, che ha vinto un Europeo da protagonista nel 2021, sembrava destinato a una carriera da grande protagonista come papà Enrico. Ma tra infortuni e scelte complicate è uscito dal giro della Nazionale e a Liverpool ha avuto finora un ruolo marginale. Storie diverse, carriere diverse, ma con un unico comune denominatore: il figlio di una leggenda eredita un cognome e anche le aspettative che quel cognome porta con sé.

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