Il 30 ottobre 2025 Luciano Spalletti veniva nominato primo allenatore dalla Juventus, subentrando a Igor Tudor. Un cambiamento accolto con entusiasmo da buona parte dei tifosi e che si era tradotto, almeno inizialmente, anche in un’inversione di tendenza da parte della squadra. I bianconeri continuavano ad avere problemi a segnare, ma il numero di occasioni a partita sembrava sostanzialmente aumentato.

Maggiore solidità anche nel pacchetto arretrato, nonostante un Di Gregorio non sempre inappuntabile, anzi, e la mancanza di un pilastro difensivo come Gleison Bremer, ai box fino al 3 gennaio 2026. A dodici mesi dall’insediamento del tecnico di Certaldo, però, non sembra a conti fatti cambiato molto. Questo nonostante un ricambio dirigenziale quasi totale e numerosi avvicendamenti tra i giocatori in rosa.

Cercasi Juventus disperatamente, dal 2020

È dall’anno con Maurizio Sarri in panchina che la Juventus non riesce a issarsi in cima al campionato italiano. Da quel momento, due coppe Italia e una supercoppa italiana. Un bottino misero per una squadra dal blasone dei bianconeri, che le ha provate tutte per riaprire un ciclo. Dirigenti, presidenti, allenatori e decine di giocatori si sono avvicendati, ma i risultati sono rimasi altalenanti.

Un calo pressoché costante per una squadra abituata a primeggiare in Serie A e a dire la propria anche in ambito europeo.

Fino alla scorsa stagione, la compagine bianconera era comunque riuscita a strappare il pass per la Champions League. La rinnovata Roma di Gian Piero Gasperini, però, e il Como in rapida ascesa di Cesc Fabregas, hanno contribuito ad alzare il livello della competizione Serie A, checché ne dica il disastroso cammino europeo delle italiane sin qui.

Quindi alla Juventus vivacchiare non basta più. E già la fine dello scorso campionato, con il quarto posto sfumato per un filotto di partite non all’altezza tra maggio e giugno, lo ha testimoniato.

Cosa (non) ha dato Spalleti alla Juventus

L’ennesima dimostrazione di quanto la Juventus sia lontana parente di quella ammirata pochi anni fa, in grado di rivaleggiare con corazzate come Barcellona, Real Madrid e Manchester City, è la scarsa consistenza messa in mostra nella trasferta col Cagliari. Bucati alla prima occasione (per quanto, va detto, con una dose di sfortuna), i bianconeri hanno faticato a trovare per lo meno il gol del pareggio.

E al Cagliari, per bloccare quasi completamente la manovra juventina, è bastato creare filtro a centrocampo e chiudere gli spazi in difesa. La rete dell’1-1 è arrivata solo per un’invenzione individuale di Alajbegovic. Sempre da lui l’ipotetico 1-2, non concretizzato questa volta da Kolo Muani.

Per il resto, la squadra non è riuscita a costruire azioni realmente pericolose e i dati post partita lo confermano. Il giocatore che ha tentato più tocchi di palla nell’ultimo terzo di campo, 50 volte, è stato Pierre Kalulu. Lo stesso con il maggior numero di cross, 9. E parlando di traversoni: contro gli isolani, la Juve ha tentato la soluzione 43 volte (la media di uno ogni due minuti circa), riuscendo ad andare a bersaglio solamente in 7 occasioni. Ben 36 cross caduti nel vuoto.

Un’enormità, che porta quindi a domandarsi se fossero soluzioni preparate oppure delle iniziative dei giocatori, la mossa a cui aggrapparsi. 23 tiri totali e solamente 2 occasioni da gol. La Juventus ha attaccato tanto, ma ha attaccato male. La dimostrazione che, almeno nella trequarti offensiva, Luciano Spalletti non ha dinciso, come non lo avevano fatto Andrea Pirlo prima e Massimiliano Allegri poi.

Che la vittoria di Vigo non mascheri i problemi

Con moltissima fatica e sul filo di lana la Juventus è uscita dalla trasferta di Europa League con il Celta Vigo con tre punti in tasca e il primo posto nella classifica generale della competizione. Un risultato importante che deve dare fiducia, ma al tempo stesso non può e non deve mascherare i problemi della squadra.

Infarcita di seconde linee in vista della partita di campionato con la Lazio di domenica 18 ottobre, è scesa in campo con poche idee, affidandosi nuovamente all’estro di Conceicao e Alajbegovic, che però si sono dimostrati spenti. Emblematico il gol segnato dagli spagnoli, che hanno fatto il bello e il cattivo tempo nell’area bianconera, triangolando in mezzo a sei giocatori di Spalletti ed entrando in porta col pallone (gol al primo tiro tentato).

Va detto che, nella ripresa, la squadra ha mostrato qualche segno di risveglio. E che con i titolari subentrati ad altri poco in partita (su tutti Lloyd Kelly e Teun Koopmeiners), il match è svoltato. Ma la rimonta è nata da un clamoroso errore di Marcos Alonso, che ha di fatto servito l’assist per Nick Woltemade. Insomma, tre punti sì, ma i problemi restano. Giocando così contro la squadra di Rino Gattuso, sarà difficile portare a casa lo stesso risultato.

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