Lo si ricorda soprattutto perché alleno l’under 21 nel 2012-2013, all’interno di una carriera che lo ha visto sulle panchine di mezza Italia (da Varese a Palermo, da Ivrea a Bari ed Ascoli passando anche per Craiova e Malta) ma Dens Mangia è tornato ad essere protagonista ora che è allenatore del Campobasso, in serie C, per un episodio singolare: una maxisqualifica di sei turni per essere entrato in campo senza autorizzazione per cercare di soccorrere un suo giocatore che era crollato a terra sbattendo la testa.

Cosa è successo

L’episodio alla mezzora della ripresa della partita in trasferta col Vado (vinta 1-0 dai molisani rimasti in dieci uomini per quasi tutta la ripresa e con un rigore sbagliato dai locali al 113′, in pieno extra-recupero): il difensore del Campobasso Cristian Celesia crolla a terra dopo un violento colpo alla testa, rimanendo privo di sensi per alcuni secondi. Di fronte al gioco che proseguiva, Mangia si accorge immediatamente della gravità della situazione e chiede con insistenza al quarto ufficiale di far interrompere il gioco e di prestare soccorso al proprio giocatore. Vedendo un certo immobilismo Mangia si alza, raggiunge il quarto uomo e nasce un parapiglia, al termine del quale il tecnico rossoblù viene espulso. Il giocatore intanto viene soccorso e si rialza tra gli applausi per poi essere sostituito, visibilmente stordito. Dopo 5 minuti di sosta si riprende.

La motivazione del Giudice Sportivo

Dopo la gara, il Giudice Sportivo ha inflitto a Mangia sei giornate di squalifica, contestandogli un comportamento gravemente irriguardoso nei confronti del quarto ufficiale, un contatto fisico, espressioni ingiuriose e blasfeme e un atteggiamento reiterato anche dopo l’interruzione del gioco e la notifica dell’espulsione. La motivazione parla di una sanzione che, per il contatto fisico con un ufficiale di gara, avrebbe una misura minima di otto giornate, poi ridotta a sei considerando le circostanze complessive: “per avere, al 31′ minuto del secondo tempo, tenuto una condotta gravemente irriguardosa che si è concretizzata in un contatto fisico e ingiuriosa nei confronti del IV Ufficiale e per aver pronunciato ripetute espressioni blasfeme, in quanto: A) al fine di fargli interrompere il gioco per un giocatore rimasto a terra, si alzava dalla panchina correndogli incontro, lo prendeva per un braccio strattonandolo ripetutamente e proferendo nei suoi confronti parole irriguardose per contestarne l’operato e pronunciando ripetute espressioni blasfeme;

B) per aver reiterato il predetto comportamento in quanto, dopo l’interruzione del gioco, alla richiesta di sedersi in panchina, proferiva ulteriori parole irrispettose nei suoi confronti e un’ulteriore espressione blasfema; C) alla notifica del provvedimento di espulsione gli si avvicinava con atteggiamento aggressivo puntandogli un dito contro e proferendo parole minacciose nei suoi confronti. Valutate la gravità della condotta posta in essere e le modalità complessive della condotta ai sensi dell’art. 13, comma 2, C.G.S., considerata la sanzione determinata nella misura minima di otto giornate quando si verifica un contatto fisico nei confronti degli ufficiali di gara, ritenuta la continuazione, misura e irrogazione della sanzione in applicazione degli artt. 4, 36, comma 1, lett. b), 37 e 39 C.G.S. e applicati i principi enunciati nella decisione”.

Le parole di Mangia

La squalifica ha mandato su tutte le furie sia l’allenatore che la società molisana, proprio per il contesto nel quale è avvenuto tutto: «Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque avesse visto un giocatore a terra in campo privo di conoscenza dopo aver subito un colpo alla testa, e avrei fatto la stessa cosa se si fosse trattato di un avversario», ha dichiarato Mangia. Lo stesso Campobasso contesta apertamente la ricostruzione del provvedimento, sostenendo che non restituisca il contesto e la reale gravità di quanto stava accadendo in campo, e ha annunciato che presenterà ricorso.

Quando era a Malta Mangia fu al centro di uno scandalo con una sospensione per presunti abusi sessuali, che aveva sempre respinto con fermezza.

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