Ci sono cognomi che aprono porte e altri che, prima ancora di scendere in campo, sembrano imporre un esame. Per Filip, Aleksandar e Stefan, figli di Dejan Stanković, leggenda dell’Inter del Triplete, il pallone è una passione familiare, ma anche un terreno sul quale conquistarsi un’identità separata da quella del padre.

Filip Stanković sceglie il Venezia come casa

Per Filip Stanković, il Venezia non è soltanto la tappa che gli ha permesso di ritrovare continuità dopo le esperienze in prestito, è diventato il club con cui provare a costruire una carriera da protagonista. Il portiere, arrivato in laguna nel 2024, ha rinnovato il contratto fino al 30 giugno 2030 nell’agosto 2026, confermando una scelta che va oltre il semplice ritorno in Serie A.

Il bilancio ufficiale del Venezia parla di 55 presenze e 16 partite senza subire gol con la maglia arancioneroverde. “Questo rinnovo per me rappresenta un motivo di grande emozione e, allo stesso tempo, una responsabilità”, ha spiegato Filip. È un passaggio importante nella storia dei figli di Dejan: mentre Aleksandar è tornato all’Inter, Filip ha scelto di consolidare la propria identità altrove, legandosi a una piazza che lo considera ormai un punto di riferimento.

Aleksandar Stanković, dal Belgio al ritorno in nerazzurro

Il ritorno all’Inter non sarebbe stato possibile senza la stagione disputata da Aleksandar al Club Brugge. In Belgio il centrocampista ha trovato minuti, responsabilità e un contesto competitivo diverso da quello del vivaio nerazzurro. Nella stagione 2025-26 ha raccolto 39 presenze in campionato, sei gol e due assist, contribuendo alla conquista del titolo nazionale.

Numeri che raccontano una crescita concreta, tanto da convincere l’Inter ad esercitare il diritto di riacquisto nel giugno 2026, firmandogli un contratto fino al 2031. La sfida ora è diversa: trasformare l’esperienza maturata all’estero in spazio e continuità in una squadra che compete ai massimi livelli.

Stefan Stanković, il fratello che ha scelto di fermarsi

La storia della famiglia non è fatta soltanto di calciatori. Stefan, il maggiore dei tre fratelli, cresciuto anche lui nelle giovani nerazzurre, ha lasciato il calcio a 17 anni.

“Il suo cognome gli creava troppa pressione. La gente non vede l’ora di giudicare qualcuno solo perché è il figlio di un calciatore famoso. Un giorno ha detto: ‘Basta! Non mi piace più il calcio’. Era un grande talento. Più grande di me e di Filip. Ma psicologicamente è stato difficile per lui”, ha dichiarato Aleksandar, parlando del fratello, alla rivista belga HLN.

È un dettaglio che cambia la prospettiva, perché crescere accanto a una leggenda non significa necessariamente voler ripercorrerne i passi.

Dejan Stanković e il consiglio più importante ai figli

Dejan non ha nascosto l’orgoglio per il percorso dei ragazzi, ma ha anche riconosciuto che le loro carriere stanno prendendo direzioni autonome. “Credo che ormai le nostre carriere si siano separate”, ha dichiarato a SportMediaset parlando dei figli. Il messaggio è chiaro: il cognome può raccontare le origini, ma non può decidere il finale.

Ma il rapporto con i figli non si ferma al sostegno emotivo. Dopo le partite, il confronto tecnico è una costante e lo sarà ancora di più in vista di Venezia-Inter. “Mi dirà sempre anche quali errori faccio. È così da quando ero bambino”, ha raccontato Aleksandar.

Il padre non è quindi soltanto il campione da cui prendere ispirazione: è anche una voce critica, capace di individuare ciò che non ha funzionato. È qui che si misura la distanza tra ereditare un cognome e costruire una carriera: avere un padre che conosce il calcio ai massimi livelli può offrire un punto di riferimento, ma poi bisogna dimostrare sul campo di saper camminare da soli.

Il vero lascito di Dejan Stanković, forse, non è la possibilità di indossare la stessa maglia o di ripetere le sue imprese. È aver trasmesso una passione che ciascun figlio ha potuto interpretare a modo proprio. Perché una famiglia può condividere il sangue, i ricordi e il pallone, ma non è obbligata a vivere la stessa carriera.

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