Nella debacle italiana, forse l’atteggiamento meno previsto o stereotipato appartiene a Cesc Fabregas, allenatore nonché uomo simbolo di un Como formato Champions. Una squadra quasi irriconoscibile, come detto e scritto in ogni forma ieri sera contro il Feyenoord, perché la formazione iniziale schierata dal tecnico a Rotterdam ha stupito, sorpreso. Si è sperato, dopo la prima rete, poi è subentrato altro. Anche un certo sconforto. La sofferenza, allo scorrere dei minuti è seguita senza interruzione di continuità, tra i circa 1200 tifosi al seguito. Certo, Fabregas si è offerto in conferenza stampa come se fosse una sorta di bersaglio mobile, ma con una qualità dialettica notevole. Il fatto, evidente, è che passati in vantaggio, i comaschi non hanno poi mantenuto quella promessa e messo in cascina punti utili, funzionali a progetto e classifica. Peccato, perché forse il risultato poteva essere difeso, in questo specifico match.
- Como, prima il gol poi il crollo Champions
- Il ribaltone Feyenoord
- La crisi di Nico Paz
- La scelta di Fabregas
Como, prima il gol poi il crollo Champions
Perrone e Milla hanno patito lo stato di forma degli avversari del Feyenoord a centrocampo, la loro fisicità ha messo alla prova loro come gli altri giocatori schierati da Fabregas. Quel che ne è risultato sono stati i gol da incorniciare dei lariani, che non hanno condotto, purtroppo, a una vittoria. E indicato lo stato di difficoltà di Nico Paz che non giocava forse nel suo ruolo naturale ma che per le sue qualità avrebbe potuto incidere, comunque.
Il ribaltone Feyenoord
Invece, la Champions ci conferma che Nico attraversa una fase non proprio esaltante e la sua visione, sempre geniale se non brillante, si è rivelata sfumata se non errata. Paga errori banali, reti sbagliate: Nico Paz, il gioiello conteso, non sembra gradire l’interpretazione della partita fatta ed è risultato a tratti posticcio. Non gli riescono le meraviglie a cui ci ha abituato, né l’interpretazione è convincente se consideriamo la partita contro il Feyenoord e quelle più opache in campionato. Il Como, però, non è dipendente del tutto dal giovane favoloso. Le congiunture non sono state favorevoli: la sua opacità grava però non è la sola anomalia o elemento su cui soffermarsi, vedi lo stop di Diao ad esempio.
La gioia dopo il primo gol
La crisi di Nico Paz
Pure Kaiki era un po’ disorientato, a un certo punto, scoprendosi centravanti. Il paradosso si è consumato in modo palese quando la squadra lariana, che era avanti, si è scoperta subendo fino alla parte conclusiva del match. Douvikas ha tenuto in allarme la difesa avversaria, ha tentato un colpo di testa quasi impossibile, si è mosso come doveva e alla fine ha segnato un gol alla sua maniera, lanciato a rete in una ripartenza. In campo, nei minuti conclusivi, sono mancati anche Diao dopo la rete e Da Cunha. La scelta di Fabregas di stupire ha forse generato un effetto indesiderato.
La scelta di Fabregas
Solo nel finale, con qualche cambiamento, si è salvato l’onore e si è chiuso il match 3-2. Peccato perché qui, rispetto ad altre partite in calendario in questa serata di Champions, si poteva guadagnare qualche punto.
Fabregas si prende le sue responsabilità, merita rispetto per la decisione di esporsi in una conferenza stampa che ha evidenziato come le sue valutazioni, le sue idee fossero da scindere dai ragazzi in campo. Ai microfoni non era stato così diretto. “Come sta Diao? Sentiva che non poteva correre più, dobbiamo valutare come sta”, ha detto a Sky.
La Champions vale troppo per non incominciare a lavorare subito su quelle piccole, significative invenzioni che hanno portato Como sulla scena internazionale merito di un tecnico visionario che ieri sera ha azzardato. Aspettando il “ritorno” del miglior Nico Paz.
