C’è l’Italia che si interroga sul perché Nicolò Tresoldi sia stato scartato dalle società di prima fascia. No inanellati in una non rapida sequenza che, forse, hanno disamorato il giovane favoloso del Bruges nato a Cagliari e con un cuore Milan. Figlio dell’ex atalantino Emanuele, ha segnato tre gol all’Inter in Champions League in uno stadio Giuseppe Meazza (prossimo alla dismissione). Italiano con doppio passaporto, tedesco per la precisione, il 22enne gioca per la Germania Under-21 per una ragione precisa e comprensibile anche se il ct azzurro, Roberto Mancini, tenterà di essere persuasivo. C’è anche quest’altra Italia, quella calcistica e delle istituzioni, che tenta il recupero. La passione rossonera non sarà l’unica leva da utilizzare, per persuadere Tresoldi junior per decidere se passare agli Azzurri e al progetto del Mancini bis oppure preferire una strada già segnata.

Perché Tresoldi non ha trovato spazio nel grandi club

Non era incominciato tutto con la semplicità e l’immediatezza che si vorrebbe quando, da bambino, si approccia al calcio, perché Nicolò – classe 2004 – come sua sorella maggiore erano già immersi nel pallone. Per ragioni di opportunità entrambi sono nati a Cagliari, in Sardegna ma papà Emanuele, terzino passato di squadra in squadra negli anni conclusivi della sua carriera agonistica mantiene unita la sua famiglia che lo segue nei trasferimenti. Il loro percorso si conclude in Umbria, quando il padre chiude nel Gubbio e nel Pergolese il suo percorso da giocatore.

Calcisticamente, Tresoldi è però cresciuto nella campagna umbra, dopo che suo padre si era trasferito lì e chiuso la carriera per poi dedicarsi alla panchina tra le società locali fino agli allievi del Bastia Umbra, ultimo club allenato prima del 2017. Il figlio incomincia a giocare con il Fontanelle, una squadra di Gubbio, paese a cui rimane legato ancora oggi e che ospita anche sua sorella Sofia, studentessa di Medicina e più grande di tre anni.

A neanche 14 anni aveva già tentato il salto di qualità, ma riceve i no di Juventus e Milan, ma anche Atalanta (dove aveva giocato suo padre e sua mamma aveva dei legami), Fiorentina e Bologna. Milanista, il rifiuto del club rossonero è stato di certo quello che ha elaborato peggio, possiamo ipotizzare.

Il doppio passaporto e come è arrivata la Germania

Nel frattempo, nel 2017, la madre per ragioni professionali (lavora nell’aviazione civile) ha l’opportunità di trasferirsi ad Hannover e di poter effettuare questo cambiamento portando con sé la famiglia. Quindi Nicolò frequenta la scuola, impara il tedesco, prende confidenza con l’ambiente e si trasferisce nell’Hannover. Con tutte le carte in regola è cresciuto anche sul piano della preparazione e della resa calcistica, tanto da entrare nel giro delle nazionali fino all’U21.

Il calcio l’ha portato al Bruges, in Belgio. Si trova bene, ha scelto una località di richiamo dove anche l’attore Jean-Claude Van Damme pare abbia una delle sue residenze.

Adesso che l’Italia e la Germania se lo contendono, quel doppio passaporto gli torna utile per vantare quella continuità che ha preservato lo spazio – e la formazione – negata dalle big che lo avevano rimandato a settembre e che, vista la classifica marcatori, qualche rimpianto lo avranno sicuramente.

Mancini ci prova

C’è da aggiungere che Mancini sta preparando le condizioni perché possa essere inserito anche lui nel futuro Azzurro. Certo, pare che il reparto offensivo sia quello meno problematico ma è preferibile avere una scelta e Tresoldi sarebbe un’opzione preziosa, in chiave Nazionale.

Altra questione rimane legata al Milan, la squadra del cuore di Nicolò. “L’animo del tifoso potrebbe prevalere. Il suo sogno è indossare la maglia del Milan”, ha dichiarato suo padre alla Gazzetta dello Sport.

Nonostante la carriera di papà, le origini bergamasche di mamma segue l’esempio del nonno e non mette da parte la fede rossonera.

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