Dimenticare l’euforia e il successo del derby, il passato non torna. Per Ruben Amorim la vita è adesso, di baglioniana memoria e nel calcio conta solo il “qui e ora” come insegna la filosofia orientale. Il tecnico rossonero scuote l’ambiente, va controcorrente all’entusiasmo del popolo milanista e si dichiara insoddisfatto sia del cammino in campionato che in Europa League. L’imperativo è battere il Ferencvaros per riscattare la pesante sconfitta con il Bournemouth.
- Obiettivo continuità
- L’emozione non ha voce, ci vuole mentalità vincente
- Alla ricerca dell’identità e del dominio
Obiettivo continuità
Le luci a San Siro si spengono, Amorim vuole cancellare la sua prima notte magica nel derby della Madunina e non vuole specchiarsi troppo. “L’ultima partita è quella che è finita. Adesso c’è solo la partita che arriverà. Dobbiamo vincere domani perché ci manca ancora continuità”. Il tecnico mette la squadra in guardia dal Ferencvaros e ne dipinge i tratti più virtuosi, proprio per evitare cali di tensione. “E’ un avversario abituato ai successi, sono messi molto bene in campo. Sanno come vincere e verranno a San Siro proprio per vincere. Dobbiamo essere concentrati perché e curare tutti i dettagli”. Squadra avvisata…
L’emozione non ha voce, ci vuole mentalità vincente
Non parlategli di emozione derby che si volta dall’altra parte. “Io mi emozionerò solo quando vinceremo un titolo. E anche se fosse lo scudetto quella emozione durerà poco perché penserò già al prossimo successo”. Eppure il Presidente Cardinale è apparso commosso sabato notte. “Probabilmente non se l’aspettava. Lui è americano, ma da quando è qui è diventato italiano e anche un po’ portoghese, perché mi ha sempre sostenuto”. Amorim trova il modo per scuotere ulteriormente sia lo spogliatoio che l’ambiente rossonero. E stavolta il passato conta. “Alla vigilia della gara col Bologna, tutti mi parlavano del derby che sarebbe arrivato dopo, compresi i tifosi. E invece era il Bologna il nostro avversario. Le piccole squadre sono quelle che sono più interessate alle grandi sfide. Noi no, dobbiamo crescere e avere una mentalità vincente perché siamo una grande squadra”
Alla ricerca dell’identità e del dominio
Vado al massimo. Anzi no. Amorim spiega la sua teoria della relatività applicata al calcio e al suo Milan. “Molte volte mi chiedete quando raggiungeremo il massimo. Vi dico che non lo raggiungeremo mai anche se vincessimo tutte le partite. Il nostro traguardo è dominare sempre”. Tra ambizione e il fascino della perfezione, il tecnico portoghese indica la strada. “Noi dobbiamo avere una identità, a volte la mostriamo ma non con continuità nell’arco di una gara. Possiamo vincere ogni partita ma anche perderla. E questo significa che dobbiamo fare ancora tanto per crescere. Bisogna difendersi meglio, aggredire di più, stare più vicini in campo. Un metro deve essere un metro, e non tre metri”. Insomma il calcio non sarà una scienza esatta, ma per Amorim la matematica non è un’opinione…
